L’Hotel Mediterraneo, del gruppo Hotels Bettoja, sito in Roma, alla Via Cavour n.15, ha previsto per i partecipanti della cena che vogliano pernottare i seguenti importi:

  • Camera doppia uso singola € 99,00;
  • Camera doppia € 110,00;
  • Camera doppia premium uso singola € 115,00;
  • Camera doppia premium € 125,00

La tassa di soggiorno è esclusa dagli importi sopraindicati.

Per informazioni e prenotazioni contattare:

la sig.ra Matilde Spreafico al seguente n. 0646205642 o all’indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

di Salvatore Sfrecola

( tratto da: www.unsognoitaliano.eu/2021/11/14/quirinale-allasta-e-torna-voglia-di-re/ )

Ricordo un mio amico inglese che, tra lo stupito e il divertito, osservava, dinanzi al televisore, il susseguirsi delle votazioni per la elezione del Presidente della Repubblica. A lui, fedele a The Queen, quel rituale sembrava strano. Era il 1971 e Giovanni Leone fu eletto alla ventitreesima votazione, due più di Giuseppe Saragat il suo predecessore.

Mancano quasi quattro mesi, ma già fervono le “riflessioni” tra politici, politologi e quirinalisti alla ricerca del candidato ideale. E insieme al mio amico inglese che si stupì nel 1971 altri si stupiscono oggi. Anzi, qualcuno si preoccupa immaginando una possibile scelta non gradita, quanto alla persona e alla ipotesi che dia vita ad una sorta di semipresidenzialismo “di fatto” in barba alla Costituzione. Ne ha parlato, tra gli altri, Giancarlo Giorgetti, che non è l’ultimo arrivato, perché incarna l’anima governativa della Lega. E così, come accade puntualmente ogni sette anni, qualcuno evoca la monarchia e immagina la differenza, se al Quirinale sedesse un Re anziché un politico.

Ne ha scritto su Il Foglio del 12 Antonio Gurrado (“Di fronte alla corsa per il Quirinale conviene rivalutare la monarchia”). Che esordisce rilevando come “In Italia quando dici che sei monarchico ti guardano tutti strano, nonostante che siano monarchie varie nazioni dalla storia grande almeno quanto la nostra, come Gran Bretagna e Spagna, ma anche l’Olanda, il Belgio, la modernissima Svezia, l’avveniristico Giappone; nonostante che in Europa i primi decisivi passi verso la democrazia siano stati mossi grazie all’evoluzione plurisecolare della monarchia; e nonostante che al mondo i principali Stati dittatoriali, paradittatoriali o illiberali, tipo la Cina, l’Iran, la Turchia, la Russia, l’Ungheria, per tacer dell’Africa, siano tutti repubbliche”.

Gurrado crede che tra gli italiani che non credono nella monarchia ciò sia perché “desta sospetto il sistema dell’ereditarietà del titolo di Capo dello Stato e garante della Costituzione, a fronte di un cristallino sistema di selezione che prevede mesi di retroscena, articolate esegesi di mezze frasi, proposta di rinnovo automatico del titolare, esclusione del rinnovo automatico da parte dell’interessato, candidati prematuri presentati apposta per essere bruciati, ipotesi alternative patafisiche, qualche donna da tirare in ballo per far vedere che si è moderni, escursioni nel semipresidenzialismo di fatto, richiami alla lettera della Carta, nessun pretendente ufficiale, tutti pretendenti sottobanco, franchi tiratori a iosa, voti a Giancarlo Magalli, plauso unanime dell’emiciclo al carro del vincitore, polemiche sotterranee sull’imparzialità dell’eletto, e così via”. E conclude, “in Italia quando dici che sei monarchico ti guardano tutti strano,tranne una volta ogni sette anni”.

Dunque, sarebbe, in realtà, la ereditarietà della Corona a disturbare, anzi a “destare sospetto”. Cosa che non accade in nessuno degli stati retti a monarchia, a cominciare dal Regno Unito, in onore al mio amico inglese, dove la Regina si dice porti due punti al PIL, come un brend che identifica una storia, una tradizione, un popolo. Che richiama turisti nell’isola o in Scozia, che visitano le residenze reali, che acquistano gagget con l’immagine della Sovrana e dello stemma dei Windsor.

In realtà c’è molto di più che attira, anche inconsapevolmente. Nel sistema politico costituzionale del Regno di Sua Maestà Elisabetta II la democrazia si è formata e consolidata proprio perché il Sovrano assicura la neutralità del vertice dello stato che garantisce ai cittadini, governino i Conservatori o i Laburisti, che non sono in discussione i principi della separazione dei poteri, cioè la democrazia liberale. Non a caso, infatti Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu ha formulato la teoria che lo ha reso famoso, consegnata ne L’esprit des lois,proprio osservando a Londra come fosse organizzato lo stato nella distinzione dei ruoli del governo, del parlamento e della magistratura e come il Re ne garantisse l’indipendenza e l’autonomia, proprio in ragione della sua estraneità alle scelte dei partiti che se il capo dello stato fosse eletto ne farebbero “uno di loro”.

È quel che mi dice Alessandro Sacchi, Avvocato cassazionista, Presidente dell’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.). “Abbiamo presentato proprio venerdì scorso, durante un dibattito che si può vedere su You Tube, un libro di grande interesse, del Prof. Salvatore Aceto di Capriglia, ordinario di diritto privato comparato alla Parthenope di Napoli, che ha scritto de “Il regio potere arbitrale e clemenziale”, un piccolo volume ma prezioso, che offre una panoramica stimolante del ruolo super partes dei sovrani, lungo i secoli, a dimostrazione che il buon funzionamento delle istituzioni deriva dalla estraneità del vertice dello stato alla contesa dei partiti. Una condizione che, all’avvento degli ordinamenti liberali e democratici, ne ha consentito lo sviluppo proprio perché il cittadino, guardando al suo Re, sa che nessun partito, nessuna maggioranza potrà prevaricare e trasformare lo stato. Ne abbiamo esempi a iosa. In Germania il partito nazista si è impadronito dello stato, con le conseguenze che conosciamo. Cosa che non è potuta accadere in Italia in presenza del Re”. D’altra parte, aggiungo io, le monarchie rappresentano l’immagine viva della storia di un popolo che è diventato tale ed ha consolidato le istituzioni statali attraverso una serie di sovrani che ne hanno assicurato l’indipendenza nei confronti di vicini prepotenti. L’Italia è stata un esempio di questa evoluzione storica. Costretti a vivere per secoli sotto il tallone di francesi, spagnoli ed austriaci, i nativi del bel Paese hanno potuto riunirsi in uno stato quando un Re, appartenente alla più antica famiglia regnante dell’Europa, quella di Savoia, si è messo alla testa del moto risorgimentale e, coinvolgendo uomini di pensiero e di azione, anche repubblicani, come Garibaldi, ha saputo dar vita ad un Regno che ha restituito dignità agli italiani per secoli “calpesti/derisi”, come sentiamo dall’Inno nazionale. Ed è, quindi, plausibile che, almeno “ogni sette anni”, come ha scritto Gurrado, nel vedere le grandi manovre dei partiti per mandare “uno dei loro” al Quirinale qualcuno si scopre monarchico.

di Antonio Gurrado

(tratto da www.ilfoglio.it )

 

Pagine su pagine di retroscena e indiscrezioni, ipotesi di bis del presidente uscente, candidati ufficiali e ufficiosi, franchi tiratori, voti e soprattutto veti. La rivincita simbolica dei re di fronte al gran teatro per la carica più alta della Repubblica

 

In Italia quando dici che sei monarchico ti guardano tutti strano, nonostante che siano monarchie varie nazioni dalla storia grande almeno quanto la nostra, come Gran Bretagna e Spagna, ma anche l’Olanda, il Belgio, la modernissima Svezia, l’avveniristico Giappone; nonostante che in Europa i primi decisivi passi verso la democrazia siano stati mossi grazie all’evoluzione plurisecolare della monarchia; e nonostante che al mondo i principali Stati dittatoriali, paradittatoriali o illiberali, tipo la Cina, l’Iran, la Turchia, la Russia, l’Ungheria, per tacer dell’Africa, siano tutti repubbliche.

Credo sia perché da noi desta sospetto il sistema dell’ereditarietà del titolo di Capo dello Stato e garante della Costituzione, a fronte di un cristallino sistema di selezione che prevede mesi di retroscena, articolate esegesi di mezze frasi, proposta di rinnovo automatico del titolare, esclusione del rinnovo automatico da parte dell’interessato, candidati prematuri presentati apposta per essere bruciati, ipotesi alternative patafisiche, qualche donna da tirare in ballo per far vedere che si è moderni, escursioni nel semipresidenzialismo di fatto, richiami alla lettera della Carta, nessun pretendente ufficiale, tutti pretendenti sottobanco, franchi tiratori a iosa, voti a Giancarlo Magalli, plauso unanime dell’emiciclo al carro del vincitore, polemiche sotterranee sull’imparzialità dell’eletto, e così via. In Italia quando dici che sei monarchico ti guardano tutti strano, tranne una volta ogni sette anni.

 

Sabato 6 novembre, nel pomeriggio, è stato celebrato a Palermo, presso il Centro Congressi Addaura, il Congresso Regionale dell’Associazione. L’aula affollata di delegati provenienti da tutta la Sicilia, convocati dal Presidente Regionale uscente, Prof. Avv. Michele Pivetti Gagliardi, dopo la lettura dei messaggi di saluto pervenuti, e su tutti il messaggio di S.A.R. il Principe Aimone, ha eletto presidente dell’assemblea il Presidente Nazionale Avv. Alessandro Sacchi. Molti, appassionati ed interessanti gli interventi. Al termine dei lavori congressuali, è stato eletto, per acclamazione, Presidente dell’Unione Monarchica Italiana -Regione Siciliana, il Dott. Stefano Papa, già Presidente dell’UMI di Catania. Al nuovo responsabile regionale dell’Associazione, i nostri affettuosi auguri  di buon lavoro.

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da sx. il Vicepresidente nazionale Avv. Michele Pivetti, il Presidente nazionale Avv. Alessandro Sacchi, il Presidente regione Sicilia Dott. Stefano Papa 

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Il conferimento della medaglia fedeltà d'argento al Cav. Franco d'Appolito e della medaglia di bronzo all'Avv. Michele Pivetti dal Presidente Nazionale Avv. Alessandro Sacchi

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La sala

 

Presentato a Palermo, sabato 6 novembre, presso il Centro Congressi Addaura, il volume dell’On. Giampiero Cannella: “L’Italia non gioca a Risiko”. L’autore, già a lungo componente della Commissione Difesa dalla Camera di Deputati, ha sapientemente descritto le condizioni della Difesa e dell’Intelligence nazionale, con precisione e destando curiosità ed interesse. All’iniziativa, cui hanno presenziato il Presidente Nazionale Alessandro Sacchi, il Vicepresidente Edoardo Pezzoni Mauri ed il vicepresidente Michele Pivetti Gagliardi, ha visto una cospicua partecipazione di pubblico. Presenti anche l’On. Guido Loporto ed il Prof. Salvatore Bordonali. Nutrita la delegazione di giovani e giovanissimi, guidati dal Commissario Nazionale del Fronte Monarchico Giovanile, Amedeo Di Maio. 

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da sx: l'On. Avv. Guido Lo Porto,  già Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, il Prof. Avv. Michele Pivetti Gagliardi, Presidente UMI Regione Siciliana,l'On. Giampiero Canella, autore del volume, e l'Avv. Alessandro Sacchi, Presidente Nazionale dell'U.M.I.

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La sala

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da sx. Il Prof. Avv. Salvatore Bordonali, già ordinario di Diritto Ecclesiastico all'Università degli Studi di Palermo

 

Il Comitato imprenditoriale italo-russo sta mettendo a punto una proposta italiana per quello agroalimentare, lo ha rivelato Aimone di Savoia

di Massimiliano Lussana

( tratto da: “In Russia c’è spazio per le aziende italiane" - Tiscali Notizie)

Se dovesse scrivere sui biglietti da visita il suo nome intero, avrebbe bisogno di interi lenzuoli, visto che si chiama Aimone Umberto Emanuele Filiberto Luigi Amedeo Elena Maria Fiorenzo di Savoia-Aosta, ma la storia di Aimone di Savoia va molto al di là della sua carta di identità. E va persino al di là del fatto che oggi, se giocassimo con la fantasia e in Italia ci fosse la monarchia, sarebbe il re d’Italia. Certo, non pacificamente, perché un’altra parte dei monarchici sostiene che il legittimo pretendente al trono andrebbe cercato fra i Savoia, e vi risparmio tutte le discussioni sulla legge salica e le sue modifiche. Ma, a mio parere, non ci piove: Vittorio Emanuele si è sposato con la “borghese” Marina Doria senza l’autorizzazione di suo padre e questo ha cambiato la linea dinastica portandola dal lato degli Aosta.

Ma, per l’appunto, non è questo che ci interessa raccontare oggi

Perché Aimone è molto di più che il re (potenziale) d’Italia. Maturità classica alla scuola navale militare Morosini di Venezia, laureato alla Bocconi, guardiamarina all’Accademia Militare, imbarcato su una fregata militare durante la guerra del Golfo. E potrei continuare con pagine e pagine di curriculum e onorificenze, che sono addirittura più corposi di tutti i nomi e cognomi. Ma fra le onorificenze ce n’è una che è la più significativa di tutte ed è quella di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana che gli è stata conferita nel 2019 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per l'eccezionale contributo dai lui dato negli ultimi 25 anni a sostegno dei rapporti economici bilaterali italo-russi», che è qualcosa di straordinario perché è il primo membro di Casa Savoia a ottenere questo riconoscimento, straordinario simbolo riconosciuto dalla Repubblica.

Insomma, detto tutto questo, Aimone di Savoia in questi giorni era a Genova, ma non solo per incontrare il sindaco Marco Bucci, il presidente della Regione Giovanni Toti e ammirare il Cannone di Paganini e tante altre bellezze della Superba con l’assessore alla Cultura Barbara Grosso come cicerona. E, quasi per un piacevole scherzo del destino, in questi giorni l’Albergo dei Poveri, gioiello architettonico genovese, ospita una mostra che dice tutto fin dal titolo: “Incanti russi”.

Quella genovese di Aimone potrebbe infatti essere la prima tappa di un tour per spiegare alle imprese italiane che investire in Russia è un ottimo affare e, soprattutto, che gli interlocutori dall’altra parte sono ottimi e abbondanti.

E quello che segue è un riassunto minimo dell’intervista che gli abbiamo fatto, in qualità di responsabile di Pirelli Tyre, che è l’anima russa, nordica e di una serie di altri mercati di Pirelli, dove lavora in tandem con Marco Tronchetti Provera, co-presidente del Comitato imprenditoriale Italia-Russia.

Aimone di Savoia spiega proprio la ratio di questa realtà, che esisteva già dai primi governi di Silvio Berlusconi, ma che è stata recentemente rilanciata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e in cui crede molto il governo di Mario Draghi: “Vogliamo aiutare le imprese ad andare in Russia, puntando molto sulle filiere. E’ chiaro che una realtà come Pirelli Tyre può andarci da sola, ma tante piccole e medie imprese dell’indotto, possono trovare in questa realtà un aiuto notevole”.

Ed è già individuato anche il primo target, che è quello dell’eccellenza assoluta italiana, la filiera agroalimentare. Che ha sofferto nel momento delle sanzioni, ma che ora è pronta a riprendersi, come tutto il mercato fra Europa e Russia.

Quella di Aimone, più che un’intervista è quasi una lectio magistralis, in perfetto stile, sugli spazi per aziende italiane in Russia, concetto molto diverso da quello delle semplici esportazioni verso la Russia.

Il re (in pectore) spiega che “in Russia c’è spazio”, forte del fatto che è da ventisette anni che vive là. Ma, a noi che gli chiediamo se la sua base è San Pietroburgo, pensando agli Zar, ai Romanov, ricchi di suggestioni pre rivoluzione d’ottobre, risponde sorridendo: “No, io vivo a Mosca. E comunque San Pietroburgo è un luogo importantissimo per loro, più che per noi”.

Ma, scherzi a parte, Aimone di Savoia mette sul tavolo una serie di agevolazioni e di sgravi fiscali che la Russia offre a chi localizza, con zone economiche speciali che sembrano fatte apposta per invogliare chi vuole investire a impiantare la propria attività in varie zone della Russia: Mosca, in generale la Russia europea, ma anche gli Urali, Ekaterimburg e tante altre zone dove ci sono possibilità infinite.

E’ una specie di Far East, quello russo raccontato con entusiasmo da Aimone, che è il miglior testimonial possibile delle sue parole, con i numeri di Pirelli Tyre, che ha due impianti ed ha appena investito 500 milioni in Russia.

“E’ un Paese molto stabile per chi voglia fare investimenti – spiega il re in pectore, ma soprattutto l’uomo della Pirelli in Russia – e quindi è il posto ideale dove andare, approfittando delle agevolazioni presenti”. E qui torna il discorso della filiera: “Penso, ad esempio, all’automotive e a tutte le produzioni di componentistica che servono al settore”. Con anche una particolare attenzione alla sostenibilità, strettamente legata all’abbondanza di materie prime.

E la stabilità politica della Russia è stabilità anche nei rapporti con l’Italia: “Da sempre c’è un ottimo rapporto fra i governi italiani e quelli russi”. E, oggettivamente, anche la storia bilaterale dei due Paesi porta lì: il Partito comunista italiano, ovviamente, il più grande d’Europa, gli investimenti della Fiat con Togliattigrad, l’amicizia storica di Silvio Berlusconi con Putin, i rapporti di buon vicinato dei governi di Giuseppe Conte…

“I rapporti commerciali fra Italia e Russia – spiega Aimone di Savoia – sono sempre stati buoni e vanno al di là dei governi del momento, sia da una parte che dall’altra. Se guardiamo i numeri di questi anni, scopriamo che l’export verso la Russia da parte dell’Europa non ha perso posizioni, così come la percentuale di questo export che è nella bilancia commerciale italiana. Ed è proprio per questo, oltre che per le agevolazioni, che dico che ci sono ampi margini per investire”.

Insomma, per chi vuole aprire attività in Russia c’è un’investitura reale e regale. E mai due aggettivi sono stati più azzeccati e meno metaforici.

3 novembre 2021