a cura di Alessandro Mella

Statuto Unione Monarchica Italiana del 1910    All’indomani dell’ingresso delle truppe alleate in Roma si aprì una nuova stagione politica per il Paese. Il ritorno nella Capitale del Principe Umberto di Savoia, nominato dal Re Vittorio Emanuele III Luogotenente Generale del Regno, avviava de facto il momento della prima, e grandemente anticipata, resa dei conti. Molti dei partiti antifascisti del CLN avevano trovato utile e politicamente comodo scaricare sulla sola Corona gran parte delle responsabilità del trascorso ventennio e della sciagurata guerra, le cui conseguenze erano tragicamente aggravate dalla nascita della repubblica sociale italiana mentre, con alla testa il Principe Umberto, il Regio Esercito, la Regia Marina e la Regia Aeronautica scrivevano nuove pagine di valore contribuendo, dall’8 dicembre 1943 a Montelungo al 25 aprile 1945, alla liberazione della Patria. Il loro riscatto fu moralmente affiancato dallo splendido esempio di coraggio e di sacrificio delle centinaia di migliaia di ufficiali e soldati che, internati nei campi di concentramento nazisti, al 92% rimasero fedeli al giuramento al Re.
Già dal congresso dei partiti del CLN a Bari era parso evidente come questi non avrebbero risparmiato nessun mezzo per liquidare la Monarchia e spartirsi finalmente il potere nell’Italia postbellica, facendo così dimenticare l’incapacità e l’irresponsabilità della classe politica che non seppe impedire l’avvento del regime nel corso della grave crisi degli anni ’20. In questo quadro d’incertezza coloro i quali si riconoscevano nell’Istituto Monarchico dovettero correre ai ripari per difendere le ragioni della Monarchia e tentare di arginare la crescita di consensi alla parte repubblicana. In quel marasma sorsero varie sigle e movimenti ma un gran numero di italiani, di ogni provenienza sociale e culturale, scelse una formula associativa, per fare attività monarchica, senza necessariamente darsi la struttura di un partito. Il fine era quello di raccogliere i fedeli della Corona, di tutte le tendenze politiche, in unico sodalizio. Impresa non facile che fu al centro di polemiche e dibattiti allora e per decenni, in parte mai sopiti. Con questo spirito nacque, nel 1944, l’Unione Monarchica Italiana la quale riprendeva il nome da un’omonima associazione già attiva nei primi anni del ‘900 e presieduta dall’Avv. Luigi Celli la quale, secondo il proprio statuto, aveva per finalità:

“Scopo dell’Unione è di rafforzare sempre più le file del partito monarchico (inteso come idea e non come organizzazione nda), mediante una propaganda attiva e continuata, in nome delle Istituzioni plebiscitarie e della Gloriosa Dinastia Sabauda, esempio di ogni virtù, suprema garanzia per l’avvenire d’Italia” .

Tessere e spille storiche dell'Unione Monarchica Italiana      Non si hanno molte notizie di quando questa prima organizzazione si sciolse ma è probabile che sia andata scomparendo prima del consolidarsi del regime fascista. La stessa però lasciò il segno. Forse ispirandosi proprio a questa sigla sorse la nuova Unione Monarchica Italiana costituitasi a Roma, il 29 agosto 1944, su iniziativa di Augusto de Pignier, Luigi Filippo Benedettini, Carlo Calvosa e Giuseppe Gullo. Queste personalità, con apposito atto notarile, formalizzarono la nascita del movimento già attivo, da diverso tempo, grazie alla fusione tra l’Unione Monarchica Democratico Liberale e l’Unione dei Monarchici italiani.
Con il successivo congresso di Firenze dell’ottobre 1945 l’organizzazione tentò di armonizzare e coordinare le molte sigle monarchiche sorte nella Penisola, in totale autonomia d’iniziativa, cercando di organizzarsi come una federazione di sigle e di movimenti.
La prima azione di portata nazionale dell’Unione Monarchica Italiana fu la campagna svolta per il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, campagna comunque eterogenea ed estremamente variegata. Erano allora Presidente Nazionale l’On. Tullio Benedetti, Vice Presidente Nazionale l’On. Luigi Filippo Benedettini e Segretario Generale l’Avv. Giuseppe Trotta.
Appello elettorale dell'Unione Monarchica ItalianaL’esito del Referendum vide, come è noto, la pretesa e contestatissima vittoria repubblicana, imposta tra intimidazioni e violenze, decine di migliaia di irregolarità nonché con la palese violazione del Decreto Legislativo Luogotenenziale del 16 marzo 1946 che stabiliva che il computo della maggioranza dovesse avvenire sulla base degli elettori votanti. Quei drammatici eventi - culminati nella strage del 9 giugno in Via Medina a Napoli dove gli “ausiliari” inviati dal Ministro dell’Interno Romita trucidarono i giovani monarchici Guido Beninato, Ida Cavalieri, Felice Chirico, Gaetano D'Alessandro, Francesco D'Azzo, Vincenzo Di Guisa, Mario Fioretti, Michele Pappalardo e Carlo Russo - si conclusero con il “gesto rivoluzionario” del Governo, nella notte del 12 giugno, che costrinse il Re a partire “…perché altro dolore e altre lagrime siano risparmiate al Popolo che ha già tanto sofferto” (dal messaggio del Re Umberto II del 13 giugno 1946). L’infausto epilogo impose all’U.M.I. di rimanere un movimento attivo per non disperdere le ragioni della validità dell’Istituto Monarchico, quale più alto simbolo dell’unità e dell’identità nazionale, e il patrimonio storico-culturale di 85 anni di Regno.
Dall’ingiusto e vergognoso esilio (imposto a tradimento, alla fine del 1947, con una votazione nell’Assemblea Costituente che registrò, a favore dell’infame XIII disposizione transitoria, il voto favorevole di solo il 38% dei deputati membri dell’Assemblea) il Re Umberto II mantenne, fin dall’inizio, stretti rapporti con l’U.M.I. della quale ne seguiva in prima persona, seppur costretto da lontano, le molteplici iniziative e attività.
Ad ogni assemblea e congresso nazionale dell’U.M.I. giungeva un caloroso messaggio del Sovrano. Già nel dicembre 1946 il Re scrisse una lettera al Presidente dell’U.M.I., l’On. Luigi Filippo Benedettini, in cui affermava:
 

“Agli amici dell’U.M.I. un mio particolare pensiero: mi auguro che la sua attività continui. (..) E mi pare che non ci possa essere dubbio sulla necessità dell’U.M.I. e che il suo carattere storico e culturale debba essere sempre più sviluppato soprattutto per portare al popolo quelle luci di verità che sono così necessarie al suo bene e tutti dovrebbero sentire come obbligo  di coscienza il divulgarle in tutti i modi”.

      Questo forte legame durò per tutti i lunghi 37 anni di esilio. Ne sono testimonianza innumerevoli messaggi, eventi, incontri. Re Umberto ad esempio, nel giugno del 1956, durante i lavori della VII Assemblea nazionale dell’U.M.I., scriveva:

 
“L’U.M.I. è istituita per raccogliere e guidare tutti i monarchici, inscritti a partiti o indipendenti dai partiti, senza esclusioni, al fine di ricomporre in sé quella concordia discors che è una delle ragioni d’essere della Monarchia e condizione di ogni progresso politico e sociale. Suo compito non è la partecipazione diretta alla lotta politica dei partiti ma la affermazione e la difesa degli ideali supremi di Patria e libertà, che la mia Casa rappresenta”.

 
 Re Umberto II con Sergio Boschiero    Fu proprio nel 1946 che venne svolto dal Presidente Benedettini un efficace e mirato lavoro per mantenere, da Roma, i contatti con i vari gruppi periferici e serrarne le fila in un’organizzazione monarchica che si trovava costretta ad operare in regime repubblicano. L’azione di Benedettini portò al congresso del successivo dicembre e a numerose iniziative finalizzate a ricompattare le fila e a rilanciare l’azione del movimento. Nella storia dell’U.M.I. si distinguono, per l’intensità e la vivacità dello slancio che seppero imprimere, le segreterie di Benedetto Siciliani dopo il 2 giugno 1946, di Sergio Boschiero negli anni ‘70 e di Giovanni Semerano dopo la morte del Re nel 1983. Non dimentichiamo i Presidenti Nazionali che guidarono l’U.M.I. negli anni successivi al 1948: l’Amm. Giovanni Galati, il Marchese Giuliano Capranica del Grillo, la M.d’O. al V.M. On. Raffaele Paolucci di Valmaggiore, l’Amb. Raffaele Guariglia, l’Amm. Adalberto Mariano. E i Segretari Generali: il Col. Enzo Avallone, l’On. Nino Guglielmi, il Conte Giorgio di Vistarino e il Col. Adolfo Callegarini.
Un passo decisivo nella dinamicità organizzativa e propagandistica fu compiuto nel 1961 con l’elezione di Boschiero a Segretario Generale del Fronte Monarchico Giovanile.  Il Fronte Monarchico Giovanile era nato come organizzazione indipendente dall’U.M.I. e condusse la campagna elettorale per il 2 giugno dalla sua sede di Via Quattro Fontane (che diventò poi la sede del Partito Nazionale Monarchico di Alfredo Covelli). Il primo Segretario Generale del F.M.G. fu Mario Lucio Savarese, dopo di lui Nicola Torcia (che fece aderire il F.M.G. all’U.M.I.), Giovanni Semerano, Filippo Fusco, Emilio e Giorgio Di Nunzio, Ernesto Frattini, Sergio Boschiero, Domenico De Napoli, Antonio Maulu, Antonio Parisi, Ettore Laugeni, Emanuele Balzari e Amedeo De Dominicis; tra i Vice Segretari meritano una menzione particolare Antonio Tajani, poi parlamentare europeo e attualmente Vice Presidente della Commissione U.E., e Fabio Torriero, giornalista e politologo.
Sergio Boschiero, come coordinatore giovanile delle Tre Venezie, aveva organizzato il 3 aprile 1960 una grande manifestazione a Vicenza, alla presenza del Principe Amedeo di Savoia, della Duchessa Madre Irene, del Ministro della Real Casa Falcone Lucifero e dell’Eroe della Grande Guerra, Medaglia d’Argento al V.M. e parlamentare monarchico Carlo Delcroix. Fu quella la prima uscita pubblica del giovane Duca d’Aosta allora studente liceale a Paderno del Grappa (TV). Il Re ne rimase talmente ben impressionato che volle in prima persona il trasferimento di Boschiero a Roma per occuparsi del movimento giovanile. L’opera di Boschiero e del F.M.G., da lui guidato, permise al movimento un’ulteriore vigorosa crescita che ottenne molti successi in tutta Italia. Furono decine di migliaia i giovani che, in quegli anni, sventolarono con rinnovato orgoglio il Tricolore della Patria nata nel 1861: a Roma nel 1965 con un memorabile corteo dal Teatro Adriano al Vittoriano; nel 1968 per le vie di Trieste nel cinquantenario della Vittoria; il 29 maggio 1966 oltre 20.000 persone per il Lungomare di Napoli nel ventesimo della truffa referendaria; a Torino nel 1969, a Milano nel 1970, a Brescia nel 1971, a Reggio Calabria nel 1972, solo per ricordare alcune tra le più imponenti. Proprio nel 1972 Boschiero venne eletto Segretario Generale dell’Unione Monarchica Italiana, lasciando al successore Domenico De Napoli un Fronte vitale, dinamico e presente in tutte le città del Paese.
Con la morte di Re Umberto e l’allontanamento di Boschiero, il mondo monarchico si trovò a dover affrontare un momento di grave crisi. Molte delle energie dell’U.M.I. venivano armonizzate dall’attenzione e dall’incoraggiamento costanti del Re che ne seguiva l’impegno tramite il Ministro Lucifero, il quale apportava all’U.M.I. un sostegno indispensabile per un’associazione che poteva contare sulle sole proprie forze.
Biglietto di auguri dell'Unione Monarchica ItalianaDa quel 1983, e con il X Congresso del 1984, l’U.M.I. fu salvata dallo straordinario impegno di un gruppo di dirigenti che, riuniti intorno al Ministro Lucifero, riuscirono a condurla fuori dalla crisi: il Segretario Generale Giovanni Semerano lavorò in quegli anni con i Presidenti Rinaldo Taddei, Giuseppe Costamagna, Giuseppe Barberi, Marino Bon Valsassina, Matteo de Nardelli, Pierluigi Nardis, validamente coadiuvato da Gian Nicola Amoretti, Tino Bruschi, Wanda Campanino, Franz Ferretti di Castelferretto, Marco Grandi, Ettore Laugeni, Ruggero e Giovanna Messanelli dè Normanni, Nello Nigra e Camillo Zuccoli, tutti schierati a sostegno del Principe Amedeo di Savoia Duca d’Aosta legittimo successore del Re Umberto II. Il resto del mondo monarchico si frazionò e disperse in gruppuscoli insignificanti con il solo risultato di creare disorientamento nell’opinione pubblica. Fece eccezione il movimento FERT, patriottico ed identitario, fondato da Sergio Boschie ro alla metà degli anni ’80, che godeva di un grande seguito dovuto all’attaccamento dei monarchici verso il leader storico. Boschiero poi proseguì con l’esperienza della Federazione Monarchica Italiana prima e dell’Unione dei Club Reali d’Italia.
Nel frattempo l’U.M.I. tenne l’XI Congresso e continuò ad operare anche con significative iniziative editoriali di carattere storico-politiche e di divulgazione istituzionale.
Nel novembre 2001 - nel corso della commemorazione che, ogni anno, si svolge a Peschiera del Garda (VR) per rievocare lo storico e cruciale Convegno politico-militare dell’8 novembre 1917, durante il quale il Re Vittorio Emanuele III impresse alla Guerra la svolta decisiva che fu la premessa della Vittoria del 4 novembre 1918 - alla presenza dei Principi Amedeo e Aimone di Savoia venne reso pubblico l’accordo tra l’U.M.I. e l’Unione dei Club Reali d’Italia. Ebbe così inizio una nuova fase nella vita dell’Associazione, con un rilancio dell’azione militante in tutta la Penisola: con Semerano Presidente Onorario vennero eletti Presidente Gian Nicola Amoretti e Segretario Sergio Boschiero. Nell’ottobre 2012 il XII Congresso nazionale dell’U.M.I. ha eletto nuovo Presidente Nazionale Alessandro Sacchi, nuovo Segretario nazionale Davide Colombo e ha acclamato, accanto a Semerano, Sergio Boschiero Presidente Onorario.
Oggi l’Unione Monarchica Italiana prosegue la sua difficile ma appassionata opera nella difesa di valori che non mutano, ideali che non si spengono, certezze che non ci abbandonano, seguendo coerentemente il percorso tracciato dal suo rinnovato Statuto:

 “L’Unione Monarchica Italiana è un associazione politica, indipendente dai partiti, fondata sulla certezza che l’Istituto Monarchico – per la sua natura giuridica e per il carattere impressogli dalla gloriosa Dinastia Sabauda – costituisce la garanzia più sicura di unità, di libertà e di indipendenza, di giustizia e di progresso nell’ordine e nella solidarietà della società nazionale, la premessa necessaria alla degna partecipazione dell’Italia alla comunità delle Nazioni civili. L’U.M.I. si rivolge a tutte le italiane e gli italiani che intendono operare nella legalità per conseguire, con il ritorno del Re, il ristabilimento del sistema costituzionale monarchico” .

Bandiere dell'Unione Monarchica Italiana in piazza     Con queste finalità, e grazie all’opera dei suoi numerosi iscritti sempre più giovani e motivati, l’U.M.I. va incontro all’avvenire dopo aver attraversato e superato i burrascosi anni che hanno segnato la vita del nostro Paese dopo il 1946.  I monarchici più veterani, ma dal cuore sempre saldo, sono accanto ai giovani che sostengono l’Istituto Monarchico non per sterili nostalgie ma per aver conosciuto e subito la fallimentare esperienza repubblicana.     Confortati dal sostegno del Capo di Casa Savoia, S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, gli iscritti e i militanti dell’U.M.I. proseguono - oggi come ieri e senz’altro come domani - la loro intensa opera per sensibilizzare l’opinione pubblica e superare i triti luoghi comuni che la vulgata postbellica, un giornalismo non equilibrato ma condizionato da interessi di parte, nonché una storiografia superficiale e faziosa, hanno alimentato per decenni. Non è infatti un caso che oggi chi ritiene anacronistica la Corona non abbia una visione obbiettiva di come le più moderne e sviluppate democrazie europee, che godono di quella normalità istituzionale e politica indispensabile per garantire lo sviluppo sociale ed economico, siano proprio quelle che hanno quale Capo dello Stato un Sovrano. Un caso? Si dice che la statistica non sia una mera e semplice opinione. Alla luce delle cronache e della realtà, soprattutto in questa gravissima crisi economica europea e globale che angoscia il nostro Popolo, dobbiamo riconoscere che è proprio così.