Essere un Principe di Casa Savoia è sicuramente un grande onore e, allo stesso tempo, una grande responsabilità nel mantenerne alto il prestigio, tramandarne la storia e i valori sui quali si è fondata la Monarchia, prima del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia.

Oggi lo studio della storia porta comunemente ad associare Casa Savoia all’Italia unita, limitandone la conoscenza alle quattro generazioni di sovrani che si sono avvicendati al trono a partire dal 1861. Allargandone però la prospettiva, ci si può rendere conto dell’importanza della Dinastia Sabauda nel contesto nazionale ed europeo lungo gli oltre mille anni in cui i Savoia furono in grado di tenere insieme territori compositi e articolati attraverso 20 Conti di Savoia, 10 Duchi di Savoia, 1 Re di Sicilia, 8 Re di Sardegna e finalmente 4 Re d’Italia.

Sebbene la storia della Casa abbia le sue radici più profonde nei regni di Borgogna, ben presto emerse una vocazione “italiana” che si concretizzò fin dalla prima generazione, quando a Umberto Biancamano fu affidata la Contea di Aosta; sarebbe stato poi suo figlio ultimogenito e successore dinastico, Oddone, a segnare in prospettiva i destini della Dinastia attraverso l’acquisizione, per matrimonio, del Marchesato di Susa e di Torino e sarà proprio Torino a diventare, cinque secoli dopo, capitale del Ducato di Savoia e finalmente, nel marzo 1861, dell’Italia unita, nata dalla grandiosa impresa del Risorgimento, sotto la guida di Vittorio Emanuele II, che ne divenne primo Re.

La funzione della Casa Reale, oggi, può essere solo quella di esserne custode della memoria storica, non solo per quanto riguarda il recente e glorioso passato legato al processo risorgimentale e all’unificazione della nazione sotto un’unica Corona, ma anche quello più lontano. Un passato che inserisce il Piemonte in un orizzonte più ampio, che lo vede coinvolto nei momenti più determinanti della storia europea, da San Quintino a Lepanto, dalla Guerra di Successione spagnola alla Guerra di Crimea; momenti che seppero mettere in luce le capacità di trasformazione dello Stato in senso civico, sociale, militare e di sviluppo economico.

Senza questo lungo cammino non ci sarebbe l’Italia.

Quell’Italia che, retta per ottantacinque anni dalla Monarchia Sabauda, si sviluppò e prosperò attraverso un’importante crescita sociale, culturale, artistica, economica e industriale. 

Dal 1946, per effetto del controverso risultato del referendum, l’Italia è una Repubblica. 

Re Umberto, dopo il referendum, nonostante da più parti fosse pressato a rimanere, pendenti i molti ricorsi, con grande dolore lasciò spontaneamente l’Italia per evitare che ulteriore sangue scorresse in una nuova guerra civile che stava per scoppiare in conseguenza delle pesanti ombre sulla regolarità dei risultati proclamati del referendum.

«L’Italia innanzitutto!» era il suo motto, cui tenne fede fino alla morte.

Il 1° gennaio 1948 la XIII Disposizione Transitoria della Costituzione della Repubblica Italiana dispose l’esilio per il Re e i Suoi diretti discendenti maschi e privò, inoltre, tutti gli altri maschi di Casa Savoia dei diritti politici di voto e di eleggibilità. 

Finalmente, nel 2002 lo Stato Italiano abrogò la XIII Disposizione “transitoria” e i miei cugini, ancora in esilio, poterono fare ritorno in Patria.

Fedeli al motto di Re Umberto, noi continuiamo oggi ad essere orgogliosamente Italiani e io sono molto fiero di aver servito la Patria nella Marina Militare, come Guardiamarina imbarcato sulla Fregata Maestrale, e sono onorato di essere stato insignito dal Presidente Mattarella del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana «per l’eccezionale contributo dato negli ultimi 25 anni a sostegno dei rapporti economici bilaterali italo-russi».

L’avvento della Repubblica non deve essere inteso per l’Italia una rottura con il passato, ne è soltanto cambiata la forma istituzionale. I Presidenti della Repubblica che da allora si sono succeduti ne sono la più alta carica, in continuità con i Sovrani che li hanno preceduti, ma l’Italia resta quella nata il 17 marzo 1861, per opera di Re Vittorio Emanuele II, frutto di un percorso di oltre mille anni che ha generato un patrimonio di cultura, arte, architettura, e conquiste sociali, che oggi sono patrimonio di tutti gli Italiani.

Casa Savoia è, per sua natura, custode di questo patrimonio e sarebbe pertanto auspicabile che lo Stato Italiano vedesse nella Casa un supporto ideale per la sua tutela, così come avviene in altri Paesi che hanno avuto una simile evoluzione. In Romania ad esempio, il deposto Re, mio cugino Mihai I, al suo rientro in patria dall’esilio impostogli dal regime comunista, nel 1989 iniziò a svolgere nello Stato Repubblicano un ruolo di “Custode della Corona di Romania” che la Principessa Margareta, attuale Capo della Casa Reale Romena, ereditò alla morte del padre e che, con il suo stesso spirito, continua tutt’oggi a svolgere attività di rappresentanza culturale e diplomatica, è coinvolta in patronati di fondazioni e iniziative sociali, ed è presente in molti eventi di Stato quale membro della Casa protagonista del passato storico nazionale. Lo Stato Romeno, pur senza riconoscerne potere politico, si avvale spesso della collaborazione della Famiglia Reale.

La memoria di cui deve essere custode Casa Savoia è anche quella relativa alle norme che nei secoli ne hanno regolato il funzionamento, garantendone un’ordinata successione per 32 generazioni. Norme che sono tutt’oggi tali e che pertanto non possono essere ignorate né tantomeno manomesse, non essendo più Casa Savoia regnante con il potere di legiferare o ratificare. Nessuno può dunque arrogarsi il diritto di abrogarle o modificarle. Le norme stesse lo escludono. È nostro dovere fondamentale conservarle e tramandarle, nel rispetto dei nostri avi che le hanno emanate, dei Parlamenti che le hanno recepite e di tutti coloro che le hanno vissute e rispettate fino ad oggi in un comune percorso.

Purtroppo, non è così per tutti i membri della Casa: con mio cugino Emanuele Filiberto ho personalmente un buonissimo rapporto, ma il nostro atteggiamento diverge sostanzialmente sul rispetto di queste norme. La cosiddetta “disputa” sulle norme dinastiche nacque alla morte di S.M. il Re Umberto II e caratterizzò a fasi alterne i rapporti tra mio padre Amedeo e il padre di Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele.

Quella che mio cugino ed io abbiamo ereditato è una situazione molto spiacevole ma, nel totale rispetto delle norme della Casa e da quanto emerge dai documenti e dalle altre comunicazioni di famiglia (si veda l’allegata Nota sulla Successione Dinastica di Casa Savoia), la verità è tangibile e inequivocabile.

Ciononostante, considerato il contesto attuale, penso che sarebbe più opportuno se Emanuele Filiberto ed io ci concentrassimo insieme sulla valorizzazione del prestigio e del patrimonio storico e culturale della Casa, che è allo stesso tempo patrimonio dell’Italia, piuttosto che sulla rivendicazione di status e prerogative non determinanti in questo momento storico.

A tal proposito in più occasioni, anche recentemente, ho proposto e cercato di convincere mio cugino a sospendere reciprocamente ogni rivendicazione, finché il contesto rimane quello attuale, “congelando” pro tempore i titoli di Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Capo della Real Casa di Savoia, che sono parte dell’oggetto della contesa, suddividendoci pariteticamente le loro prerogative, gli incarichi di rappresentanza e la gestione delle Istituzioni collegate alla Casa. Ciò non andrebbe contro le leggi dinastiche, o alcun’altra norma, e la sospensione temporanea di titoli e ruoli consentirebbe di operare insieme, sebbene con una struttura atipica per una Casa Reale, in coerenza con i suoi obiettivi più di quanto non lo sia ora.

Un passo indietro di entrambi per un passo avanti della Casa. 

Ne trarrebbero grande vantaggio anche le Istituzioni ad essa collegate che, finalmente, potrebbero ritrovare l’unità, con tutti i suoi benefici.

Purtroppo, mio cugino ha sempre rifiutato di condividere questo progetto.

Stando così le cose, per rispetto delle leggi della Casa, delle Istituzioni che le condividono e di tutti coloro che le rispettano, mi sento in dovere di ribadire e confermare il mio status dinastico e il mio ruolo di Capo della Casa con tutte le sue prerogative, così come aveva fatto mio padre dandone comunicazione alle altre Case Reali Europee (si veda la nota in allegato).

Tuttavia, in considerazione di quanto sopra esposto, limiterò pro tempore l’esercizio delle mie prerogative al minimo necessario a mantenerne attiva la legittimità e la continuità storica, in attesa di un contesto più opportuno. Perciò, per quanto riguarda il Gran Magistero degli Ordini Dinastici di Casa Savoia continuerò a mantenere i conferimenti circoscritti a un numero ristrettissimo, soprattutto all’ambito famigliare, e in piena coerenza con lo spirito originale degli Ordini.

Nel contempo, pur apprezzando le pubblicazioni e le attività di mio cugino Emanuele Filiberto a tutela e beneficio della cultura storica di Casa Savoia, disconosco e prendo le dovute distanze dalle sue arbitrarie attività dinastiche e dalla sua altrettanto arbitraria gestione degli Ordini Dinastici e confermo l’assoluta nullità di ogni tentativo di manomettere, con abrogazioni o modifiche, le intoccabili leggi e norme della Casa.

Ringrazio le Istituzioni Nobiliari e le pubblicazioni nobiliari e araldiche italiane e straniere che hanno ratificato il mio ruolo dinastico di Capo della Casa. Ringrazio la Consulta dei Senatori del Regno, l’Unione Monarchica Italiana e tutte le Istituzioni e Associazioni Monarchiche che mi sostengono. Continuerò con piacere ad essere il loro riferimento e sarò presente agli appuntamenti importanti ogniqualvolta mi sarà possibile.

Mi spiace deludere tutti coloro che mi vorrebbero più presente, sia di persona che mediaticamente, e che vorrebbero che esercitassi il Gran Magistero in modo più aperto. Sono certo che capiranno le ragioni di questa mia scelta contingente.

In ogni caso, anche se lo volessi, i miei impegni professionali che oggi rivestono per me una fondamentale importanza, non mi permetterebbero di avere il tempo necessario per poter svolgere tali ulteriori attività.

Ribadisco la mia disponibilità a rappresentare Casa Savoia in eventi, cerimonie e conferenze di carattere storico e culturale e confermo la mia volontà a promuovere iniziative volte alla valorizzazione della storia e del prestigio della mia Casa e dell’Italia.

Custode della memoria storica di Casa Savoia, sempre fedele al motto di Re Umberto: L’Italia Innanzitutto.

 

Aimone di Savoia

Milano, 10 aprile 2026

4 marzo 1848 – 4 marzo 2026, i monarchici ricordano lo Statuto Albertino garante delle libertà civili e dell’equilibrio dei poteri dello Stato

4 marzo 1848 - 4 marzo 2026, l’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) ricorda lo Statuto dato dal Re Carlo Alberto di Savoia, fondamento costituzionale della “monarchia rappresentativa”, garante delle libertà di tutti i cittadini, titolari dei diritti civili e politici in un contesto di equilibrio dei poteri legislativo, amministrativo e giudiziario, che ha consentito lo sviluppo della democrazia liberale nel nostro Paese. I monarchici italiani ricordano a tutti, in una stagione di profondi contrasti politici, che la rappresentatività della Camera dei deputati ed il Senato del Regno, dove sedevano le più rilevanti personalità della cultura e della società italiana, garantivano lo sviluppo libero delle politiche economiche e sociali, mentre i giudici inamovibili rendevano giustizia in udienze pubbliche e l’interpretazione delle leggi era riservata esclusivamente al potere legislativo.

Napoli, 4 marzo 2026

Il Presidente Nazionale

(Avv. Alessandro Sacchi)

17 Marzo 1861 - 17 Marzo 2026 ricordiamo l’unità d’Italia
 
Sono 165 anni che gli italiani, da secoli “calpesti e derisi”, come recita l’Inno di Mameli, sono finalmente un popolo ed hanno uno Stato, nato Monarchia rappresentativa come originariamente disegnata dallo Statuto Albertino, la Carta costituzionale del Risorgimento liberale. L’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) ricorda l’impegno generoso di quanti, col pensiero e l’azione, hanno concorso al progressivo sviluppo economico e sociale della Nazione nella prospettiva di farne un “grande Stato”, come auspicava Camillo di Cavour e come i monarchici italiani desiderano oggi, per la posizione strategica che l’Italia riveste nel Mediterraneo, porta dell’Europa sul Medio e l’Estremo Oriente.
Napoli, 17 marzo 2026
Il Presidente Nazionale
Avv. Alessandro Sacchi

 

I monarchici italiani auspicano libertà e pace per il popolo iraniano

Il regime sanguinario degli Ayatollah iraniani, responsabile di migliaia di vittime tra i giovani che sulle piazze chiedono libertà, è giunto al termine. L’auspicio dell’Unione Monarchica Italiana (UMI), da sempre vicina al popolo iraniano, è che in quella antica e nobile regione, culla di una antica civiltà, si formi un governo rispettoso delle libertà e delle regole della democrazia rappresentativa.

I monarchici guardano al Principe Rheza Ciro, interprete generoso delle istanze del suo popolo, nella fiducia che possa favorire la ricostruzione di un tessuto politico e sociale capace di garantire prosperità al popolo iraniano in un contesto di sviluppo economico, sicurezza e pace per tutto il Medio Oriente.

Napoli, 1°marzo 2026

Il Presidente Nazionale

Avv. Alessandro Sacchi