Nella splendida cornice della sala “del Primaticcio” del nobile Palazzo Firenze, sede romana dei Medici, che oggi ospita la Società Dante Alighieri, è stato presentato il volume “Vittorio Emanuele III, il Re costituzionale”, edito da Historica, di Francesco Giubilei. Introdotto dal Professor Salvatore Italia, Consigliere centrale della Società Dante Alighieri, il dibattito è stato avviato da Salvatore Sfrecola, Presidente del “Centro Studi Storici Politici e Giuridici Vittorio Emanuele Orlando” che ha anche moderato la discussione. È quindi seguito l’intervento del Professor Guglielmo de’ Giovanni-Centelles, titolare dell’insegnamento di Storia del Mediterraneo nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Successivamente ha preso la parola l’avvocato Edoardo Pezzoni Mauri, Segretario Generale del Centro Studi Vittorio Emanuele Orlando e curatore del volume, ed ha concluso con una appassionato intervento l’Avvocato Alessandro Sacchi, Direttore della collana “l’Italia in eredità”, nell’ambito della quale il volume presentato è il settimo, dopo quelli su Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso di Cavour, Umberto II, Umberto I e Giuseppe Verdi.
Dopo l’indirizzo di saluto del Professor Italia, che ha messo in risalto l’importanza del volume in ragione della permanente attualità del dibattito intorno alla figura del Re Vittorio Emanuele III, il Presidente Sfrecola ha introdotto il dibattito sostenendo, in primo luogo, che scopo della gli Autori del volume, tra cui Francesco Perfetti, Giovanna Giolitti, Guglielmo de’ Giovanni-Centelles e altri, non hanno inteso proporre una rilettura riabilitativa della figura del Re ma di fare un’opera di verità storica ritenendo che la persona sia stata denigrata in ragione della diffusa necessità delle forze politiche eredi di quanti negli anni difficili del primo dopoguerra si defilarono e, per non assumersi le responsabilità del governo, favorirono l’ascesa al potere di Mussolini tuttavia partecipando al suo governo.
Il Professore de’ Giovanni-Cantelles ha sottolineato il ruolo di “Re Soldato” nella Grande Guerra ricordando anche l’iniziativa del Convegno di Peschiera del 1917, ricordando come il 27 ottobre 1922 Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmare lo stato d’assedio per contrastare l’aggressione fascista ritenendo, come prova di fedeltà costituzionale, che quell’atto proposto da un governo dimissionario non fosse legittimo. Ed anche per evitare la guerra civile, ipotesi concreta, anche per la diffusa adesione all’iniziativa fascista di molti esponenti delle istituzioni e dell’esercito.
L’Avv. Pezzoni Mauri ha escluso la responsabilità regia nell’emanazione delle Leggi razziali del 1938 in ragione del fatto che un sovrano costituzionale non avrebbe potuto rifiutarsi di promulgare una legge approvata dal Parlamento. Del resto anche nella Costituzione repubblicana il Presidente può solamente rinviare alle Camere una legge approvata che ritenga viziata da incostituzionalità e se viene nuovamente approvata “deve” promulgarla. Ed ha ribadito la notoria ostilità del Re, come riferisce lo stesso Mussolini al genero Ciano che ne scrive nei suoi Diari.
Quanto alla cosiddetta “fuga” del Re il 9 settembre 1943 all’indomani della proclamazione dell’armistizio tutti hanno sottolineato come si sia trattato del “trasferimento del governo” da Roma, assolutamente indifendibile, ad una zona d’Italia libera dai tedeschi e non ancora occupata dagli anglo-americani che comunque avevano assunto la veste di alleati in ragione della cobelligeranza che legava l’Italia alle potenze vincitrici e ancora in guerra con la Germania. Del resto anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi avrebbe detto che il Re aveva il dovere di lasciare la Capitale per trasferirsi, con il Governo, dove avrebbe potuto liberamente garantire la continuità dello Stato.
Ha chiuso il dibattito l’Avvocato Sacchi, oratore brillante e appassionato che ha saputo trasferire al qualificato pubblico presente il senso del rispetto per la figura del Re, personalità colta, geografo noto per essere stato incaricato della definizione di confini di alcuni stati, e numismatico di fama internazionale come dimostra la recente riedizione del “Corpus Nummorum Italicorum” opera curata dal Sovrano nel corso dell’intera vita.
L’Avv. Sacchi, Presidente Nazionale dell’Unione Monarchica Italiana, ha voluto richiamare l’esperienza delle monarchie europee, gli stati nel quali la democrazia è una realtà compiuta. Ed ha preannunciato il prossimo volume della Collana dedicato ad Alessandro Manzoni, il padre della lingua italiana moderna che sarà presentato il prossimo anno a Torino in occasione del Salone del libro.

Il tavolo dei relatori

il pubblico presente in sala
L'Unione Monarchica Italiana abbruna le Bandiere del Regno d'Italia per la scomparsa dell'Avv. Corrado Biondi, Consigliere Nazionale e coordinatore per Napoli dell'Associazione, e si stringe con affetto alla moglie, Avv. Raffaella Corbo, e ai figli, Avv. Armando e Prof.ssa Marida

Avv. Corrado Biondi


L'incontro è stato organizzato dal Prof. Berardo Tassoni, Vicesegretario Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana
