ISCRIZIONE U.M.I. ANNO 2021


Tessera Unione Monarchica Italiana 2021

    Si è aperta la campagna tesseramento U.M.I. per l'anno 2021. Un piccolo gesto concreto per sostenere la nostra associazione e contribuire alla realizzazione delle attività monarchiche.

    La forza dell'Unione Monarchica Italiana è costituita dai Club Reali presenti in tutta Italia e, per la prima volta, anche in regioni storicamente repubblicane, quali l'Emilia Romagna, l'Umbria, la Liguria, la Toscana, e le Marche. E' in atto un sensibile ringiovanimento degli iscritti. Sono i giovani che diventano monarchici non per nostalgia di un passato che non hanno conosciuto, ma per aver visto i risultati della Repubblica. Repubblica, che da almeno trent'anni, ha visto molti dei suoi presidenti contestati, da Segni a Leone, da Cossiga a Scalfaro, da Napolitano a Mattarella...

iscrizione modulo iscrizione littleModulo d'Iscrizione

Per iscriversi all'U.M.I. basta compilare il modulo d'iscrizione che potete scaricare qui sopra ed inviarlo via e-mail, assieme all'attestazione di versamento della quota, all'indirizzo di postale elettronica : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • Quota base di iscrizione annuale 30,00 € per Socio Ordinario (pari a 2,5 € al mese).
  • Quota base di iscrizione annuale 30,00 € per il Fronte Monarchico Giovanile, riservato ai ragazzi tra i 14 e i 30 anni (pari a 2,5 € al mese).
  • Quota base di iscrizione annuale 150,00 € per Socio Sostenitore (pari a 12,5 € al mese).

I soci in regola con il tesseramento dell'anno precedente, per rinnovare l'iscrizione, NON devono rimandare il modulo d'adesione.

Per versare la quota d'iscrizione (valida per l'anno solare) è possibile compliare un bollettino di Conto Corrente Postale CCP n° 1017518372 intestato a "U.M.I. Unione Monarchica Italiana"

iscrizione bollettinoUMI

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UMI - UNIONE MONARCHICA ITALIANA
IT 94 S076 0103 2000 0101 7518 372
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Invieremo a casa la Vostra tessera (formato carta di credito) e provvederemo a mettervi in contatto con la struttura U.M.I. più vicina.

 

 

Quando Winston faceva il complottista. E ci azzeccava.

di Gaspare Battistuzzo Cremonini

 

Nel 1911 l’ancora relativamente giovane Winston Churchill fu nominato Primo Lord dell’Ammiragliato ossia, come si usava dire da noi, Ministro della Marina. L’incarico colmò Churchill di orgoglio anche perché, senza troppo nasconderlo, egli riteneva la professione delle armi quella più degna per un uomo, così, nel lasciare la carica di Ministro dell’Interno per divenire Primo Lord se ne venne fuori con una delle sue solite boutade politicamente scorrette: “Adesso sì che ragioniamo, fino ad ora ho avuto a che fare soltanto con magistrati e galeotti!”

In quel periodo s’era verificato l’affare di Agadir. La Germania del Kaiser aveva inviato, con intenti difficilmente considerabili come pacifici, la cannoniera Panther in acque marocchine, creando comprensibile malumore nella Francia e inquietudine negli alleati britannici che risolsero la questione facendo gentilmente capire alla Germania che ‘non era aria’: la flotta inglese era ancora la più potente del mondo.

E però Winston, che di cose militari era conoscitore, restò impressionato. “Spero che saremo inflessibili con quegli scorretti dei Tedeschi!” tuonò in quel periodo in direzione della moglie Clemmie, la quale, per inciso, tra un tè e l’altro doveva avere la pazienza d’una santa, a sopportare le note esplosioni estrose d’un simile vulcanico marito.

Churchill si mise a scrivere un memorandum dal titolo ‘Aspetti Militari del Problema Continentale’ che si potrebbe tradurre con un tranquillo: e se ci fanno la guerra, noi che facciamo? Il memorandum – era il 1911, vale ricordarlo, - descriveva un possibile attacco tedesco con divisioni che invadevano il Belgio aggirando il confine francese e penetravano quasi sino a Parigi ma venivano fermate da inglesi e francesi sulla Marna, dando principio ad una estenuante guerra di posizione causata dall’equivalenza degli armamenti.

Suona familiare? Sì, beh, dovrebbe: perché è esattamente ciò che accadde tre anni dopo, nel 1914, quando il Kaiser se ne infischiò bellamente della neutralità del Belgio, entrò di prepotenza in Francia e si trovò di fronte il fuoco di sbarramento di Francia e Inghilterra. Il resto, lo conosciamo tutti.

Quindi Churchill fu un incredibile profeta? Riverito dai suoi pari? Ma nemmeno per sogno, ovviamente. Il brigadiere generale Wilson, direttore del Gabinetto di Guerra, definì l’idea che la Germania violasse la neutralità belga come “ridicola e fantascientifica.” (Già, bella prova, Wilson!) Il governo Asquith ritenne che Winston Churchill non fosse mai cambiato e fosse, in fin dei conti, rimasto il fanfarone della guerra in Sudafrica, l’aristocratico flamboyant che si faceva catturare dai Boeri per poi evadere lasciando una lettera al Presidente De Souza scusandosi per aver rotto la parola di ufficiale e gentiluomo ed aver tentata la fuga. Nessuno gli credette.

Tre mesi fa in pochi alzammo la voce per dire che la Cina, lungi dall’essere quel benevolo ed amichevole partner commerciale che ci veniva descritto, era in realtà un paese fondamentalmente ostile che, nell’evidenza dell’esplosione di una pandemia come quella da Covid-19, tutto aveva fatto tranne che seguire il corretto protocollo di riferimento per avvisare l’OMS ed il mondo intero di ciò che stava accadendo.

Ci venne detto che eravamo razzisti, ci dissero che eravamo ‘sciacalli’ che speculavano su una tragedia immane come la pandemia ed infine ci etichettarono come folli, pazzi ‘complottisti’ che meritavano non solamente d’essere zittiti – fin lì vi sarebbe persino del rispetto, - ma addirittura d’esser dovunque derisi e dileggiati.

Ebbene, non solo il Presidente Trump ormai da due settimane continua ad additare la Cina come colpevole per il propagarsi della pandemia ma tutta una serie di altre evidenze stanno sorgendo a favore di tesi consimili: la mancata condivisione delle informazioni a dicembre 2019; l’arresto dei medici cinesi che scrissero degli articoli su Covid-19, proprio in quel periodo, su dei blog cinesi; l’oscuramento di quegli stessi blog da parte del Governo Comunista Cinese; la possibilità che vi fossero casi di ‘polmoniti sospette’, note al governo della Repubblica Popolare, già in ottobre 2019, mentre questa ospitava i Giochi Militari con atleti provenienti da tutto il mondo…

E coloro che furono visti danzare furono giudicati dei pazzi da quelli che non potevano sentire la musica: tutti quei grandi esperti che ci davano dei babbei tre mesi fa, tutti quelli la cui immaginazione non va oltre il loro naso, tutti quelli che come docili impiegatini prediligono le prove scritte all’intuito, tutti loro stanno comprendendo che Churchill aveva visto la Grande Guerra tre anni prima che scoppiasse.

ROMA VOLTO SFIGURATO DELL’ITALIA

di Giuseppe Borgioli

Ora che anche la Chiesa ha solennemente definito “evento provvidenziale” la proclamazione di Roma come capitale d’Italia, val la pena osservare che cosa hanno rappresentato questi 150 anni di storia e di vita per la città, Teodoro Mommsen ebbe a scrivere nel 1970 a monito e augurio di chi faceva il suo ingresso a Roma, che non si resta in questa città senza un’idea universale. La Roma dei Cesari, la Roma dei Papi avrebbe assunto un nuovo ruolo politico, quello di centro irradiatore di uno stato moderno che si affacciava all’Europa e al mondo con il carico della sua storia millenaria e della sua civiltà non riducibile all’ultima tappa del suo cammino.  I Savoia erano stati irremovibili nell’indicare Roma come capitale, superando pregiudizi e ostilità interne e internazionali. La Chiesa colpì con scomunica Vittorio Emanuele II che insieme ai reggitori della cosa pubblica di allora persegui quel sogno. Nel corso di 150 anni, quante vicende hanno attraversato la terza Roma! Persino il fascismo che rispolverò il mito della romanità, si avvicinò all’anima di questa città “eterna” con malcelata discrezione. Le novità urbanistiche furono studiate e applicate con il proposito non di distruggere o di sovrapporsi all’esistente ma di integrare il nuovo nell’antico. Valga per tutti questi interventi l’esempio dell’EUR che e entrato armonicamente nel paesaggio urbanistico. Sono nuovi capitoli di storia di Roma che non vantano nulla di celebrativo e testimoniano della genialità e creatività dei progettisti, artisti e architetti che furono chiamati a operare su Roma, come tessuto vivo nei secoli. Se guardiamo agli ultimi settanta anni, ahimè gli anni della repubblica ( è un caso ?) il discorso si  interrompe, quasi si lacera. Le amministrazioni capitoline sono gradualmente precipitate nell’ apatia quando non nell’indulgenza verso le forme più plateali di malcostume. I detrattori di Roma hanno avuto buon gioco nell’ additare le lacune amministrative, la paralisi dei servizi elementari, il degrado generale della città. L ‘esplosione incontrollata delle borgate, l’insicurezza percepita (e reale) dei cittadini, il disinteresse dei partiti e delle istituzioni hanno scritto le più recenti pagine del martirio di Roma. In questi 70 anni non è giunto a noi un documento che testimoniano la grandezza della città come lo fu l’EUR o la Roma magica del barocco e del rinascimento o le tracce ancora vive della sua antica origine. Niente. Questi 70 anni di degrado non hanno autori né siti archeologici, se non i cumuli di immondizia che occupano le strade e le piazze. Aveva ragione Mommsen, non si resta a Roma senza un’idea universale.

   

  

LA PESTE NELLA CITTA’ DI ORANO

di Giuseppe Borgioli

La mia generazione fu molto colpita dal romanzo di Albert Camus “La peste” che veniva letto come una metafora dei totalitarismi del XX secolo. Nel racconto di Camus la epidemia si diffondeva nella città di Orano, in Algeria, e faceva le sue vittime in una atmosfera di rassegnato fatalismo. Poi spariva così come era venuta, apparentemente senza un senso, una spiegazione razionale. L’immagine di questo romanzo ci è tornata alla mente in questa settimana di passione dominata dal corona virus che ha visto l’Italia vittima di una epidemia non chiaramente definita e scossa da una psicosi collettiva dai confini allarmanti. Il panico si è impossessato di gran parte del nostro popolo che ha saccheggiato i supermercati per approvvigionarsi di beni di consumo mentre le reti televisive continuavano a dare notizia dei focolai di contagio come si trattasse di una campagna militare, una vera e propria guerra contro il nemico socialmente invisibile. Un errore di comunicazione?  Una esagerazione che non ha aiutato l’opinione pubblica a tenere i nervi saldi? Il presidente del consiglio nella giornata di domenica 23 febbraio ha fatto la bellezza di 16 apparizioni televisive per ripetere lo stesso ritornello che tutto era sotto controllo. La competizione fra il governo centrale e le regioni ha fatto il resto. La serietà (e la gravità) della situazione avrebbe dovuto ispirare un comportamento diverso improntato alla chiarezza e trasparenza delle comunicazioni, al pieno coordinamento fra i livelli amministrativi, alla piena assunzione delle responsabilità da parte di chi ci governa. E che dire dei partiti? Ciascuno si è preoccupato di trarne il vantaggio politico elettorale. Uno spettacolo indegno di cui saremo chiamati a pagare il prezzo. Ora siamo sempre più isolati dal mondo con i turisti, tradizionale risorsa della nostra economia, che sembrano averci tagliati fuori dai loro progetti di vacanza. Come si fa a riacquistare la fiducia perduta? Saranno sufficienti le campagne di promozione? Temiamo di no. Eppure bastava poco. Bisognava uscire dal labirinto delle parole. Poche parole (meditate) e gesti (significativi). Il terremoto di Messina divenne una icona per la visita di Vittorio Emanuele III. Il corona virus passerà alla storia per le mascherine introvabili.

di Adele Scirrotta

 

Premonizione la mia? Vista lunga? Profezia? Chiamatela come volete. L’agricoltura come ho sempre scritto e detto più volte è una missione, è parte integrante della nostra cultura, della nostra identità. In una mia precedente considerazione proponevo un DECRETO AGRICOLA ITALIAE. Il Lavoro e la Fatica sono pilastri portanti e di entrata per chi vuole immettersi in questo mondo. Un mondo al servizio di tutti. Senza alcuna distinzione. Ben vengano le innovazioni, il green, ma non dobbiamo tralasciare il fatto che l’agricoltura deve esser oggi e domani un sistema rivolto alle infrastrutture, al lavoro, alla dignità del lavoratore. I lavoratori non possono esser retribuiti con la paghetta ma con un contratto che permetta loro la sanità, progetti per la famiglia, viaggi, libertà e dignità. Questo si può avere con un sistema equo che permetta agli agricoltori un rendiconto continuo, e non costringerci ad alzare i prezzi per coprire i costi. I prodotti agricoli rientrano nei beni di prima necessità e sono rivolti a tutti senza di distinzioni di classe sociale. Noi agricoltori siamo missionari, ma paghiamo e supportiamo costi non indifferenti. Concludo affermando: L’ AGRICOLTURA È VITA, È LIBERTÀ, È SOSTENIBILITÀ, È SPERANZA PER IL FUTURO.