Parola di Re

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L'UMI è istituita per raccogliere e guidare tutti i monarchici, senza esclusioni, al fine di ricomporre in sè quella concordia discors che è una delle ragioni d'essere della Monarchia e condizione di ogni progresso politico e sociale. Suo compito non è la partecipazione diretta alla lotta politica dei partiti, ma la affermazione e la difesa degli ideali supremi di Patria e libertà, che la mia casa rappresenta.


(Umberto II - 1956)

 

di Andrea Molle

La grandezza di un leader si misura dalla voglia di operare insieme a chi ha bisogno d'aiuto, si dice spesso.

Lo stesso concetto vale anche per le istituzioni politiche: più un rappresentante delle istituzioni è vicino al popolo, più il popolo comprende quanto il rappresentante dello Stato voglia carpire le esigenze della comunità.          

I Savoia, nella seconda metà dell'Ottocento, quando hanno dovuto dimostrare di "saper fare gli italiani" (quindi creare il concetto di Patria, un concetto oggi quasi completamente sconosciuto ai più), hanno adottato in questo senso delle decisioni destinate a essere tramandate ai posteri.

Quella che raccontiamo oggi, è una di quelle decisioni.

Ci troviamo nei primi giorni d'estate del 1884. Il re d'Italia, Umberto I e la Regina Margherita sono in viaggio verso Pordenone, dove li attende un salotto composto da tutta l'aristocrazia piemontese e friulana, invitati mesi prima attraverso vari incontri circostanziati.

La carrozza regia corre veloce verso la piazza principale della città, dopo un viaggio che sembrava quasi interminabile.

Ma, proprio mentre il re si accinge a scendere dalla carrozza, uno dei suoi messaggeri gli fa recapitare un telegramma firmato dal sindaco di Napoli, Nicola Amore e dal Consigliere Provinciale della Sezione "Pendino" (la più popolosa di Napoli), il conte Guglielmo Capitelli.

Il contenuto del telegramma è agghiacciante: "Maestà, nel Basso Porto infesta la furia del colera. Si sta espandendo in città, settemila morti accertati. La Croce Bianca, guidata dal Nicotera, vi è in difficoltà, preghi per noi e ossequi la regina. Sindaco Nicola Amore".

A Umberto e Margherita bastò scambiarsi uno sguardo. Entrambi avevano sviluppato con la città partenopea un forte legame (ci avevano vissuto otto anni, dal 1862 al 1870), un legame sancito dalla nascita del loro unico figlio proprio nel Palazzo Reale di Napoli, a cui fu anche assegnato il titolo di "Principe di Napoli"; inoltre la Regina Margherita, in quegli otto anni, si era fatta riconoscere per l'estrema affabilità nei confronti della popolazione e per l'abitudine di girare per strada tranquillamente, anche durante la gravidanza, dialogando con tutte le persone che le rivolgevano la parola.

La risposta che Umberto dà al messaggero è da manuale del carisma: "dica agli ospiti di sala che a Pordenone si fa festa, a Napoli si muore. Vado a Napoli".

I due sovrani si fanno immediatamente accompagnare alla stazione, dove li aspetta un treno diretto nel Meridione e un viaggio di circa quattro giorni.

Appena i giornali napoletani scrivono che Umberto e Margherita sono arrivati in città, un'enorme folla cinge d'assedio la stazione in quella che diventerà Piazza Garibaldi; l'entusiasmo è tale che una testimonianza di Sabatino Lopez recita "andarono tutti alla stazione. Il popolo piangeva di riconoscenza. Un cocchiere esclamò 'finalmente, 'nu rre che vene a murì cu' nuje', udito anche dal consiglier Guglielmo Capitelli".

Umberto si fa accompagnare immediatamente verso il Pendino, la zona più devastata dall'epidemia. Lui e la regina avevano portato dal Settentrione stoffe, tamponi, garze, mercurio...e dignità.

Umberto, infatti, nonostante gli inviti degli addetti alla Croce di salvarsi dal contagio, dà regolarmente una mano ai soccorritori della Croce Bianca, presenziando al trasferimento nei lazzaretti dei malati, mentre la Regina Margherita distribuisce cibo e bevande ai volontari nel soccorso.

Quando risalgono a Roma, il re spinge istantaneamente il Parlamento ad approvare una legge per la riqualificazione completa e la bonifica delle aree più popolose di Napoli, onde evitare altri disastri simili.

Nasce così la "Legge pel Risanamento di Napoli", destinata a migliorare e cambiare il volto dell'intero agglomerato urbano partenopeo.